"Gli iraniani da soli non potevano mai fare una rivoluzione quindi ora speriamo bene: la gente che vuole la libertà è felice di quello che sta accadendo e che questo regime vada via; poi ci sono quelli che ovviamente sono a favore del regime e vedono questo intervento come una cattiveria.
Però anche se i miei amici e parenti che vivono in Iran hanno tanta paura perché bombardano, dentro di loro festeggiano e sono felici perché finalmente avranno un Iran libero". Lo ha detto Parisa Shahvand, operatrice iraniana della Casa rifugio 'Casa dei diritti delle donne', commentando la guerra che Usa e Israele hanno dichiarato all'Iran. Parisa ne ha parlato a margine dell'evento 'Donne vita libertà: resistenza femminista in Iran', oggi a Bari.
Arrivata in Italia con i genitori nel 2000 quando aveva 15 anni, Parisa ricorda che sua madre e suo padre volevano farla "vivere libera". Popi, a 30 anni, perso il lavoro, è tornata nel suo paese e suo marito ha iniziato a essere violento: "Mi disse qui su di te comando io, non è come in Italia". "Ricordo la prima volta che sono stata picchiata con la cintura - ha sottolineato Parisa - mi ha detto sei come una cavalla selvatica e ti devo addomesticare".
"A livello lavorativo - ha ricordato - avevo una posizione sempre più alta della sua e a lui questa cosa non andava bene. E dopo una discussione nel negozio in cui lavoravamo mi ha rotto un dito. Inoltre mi diceva che dovevo portare il velo, non potevo dare la mano agli uomini e i suoi parenti decidevano tutto anche in casa mia".






