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27 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:10

di Neda Azad

Mi chiamo Neda Azad. Sono Persiana. L’Iran – la mia terra – è in fiamme. Ancora una volta. Raramente, però, le fiamme sono state così alte. Il mondo sa chi è l’incendiario: un regime che si fa chiamare Repubblica e che interpreta, nel modo più brutale, il significato letterale della parola Islam: sottomissione. La mia casa brucia, nell’inferno scatenato col pretesto di sedare manifestazioni nate in seguito allo sciopero dei gran bazar, e rapidamente estese alle piazze di oltre duecentocinquanta province del Paese. E più la protesta si allargava, più la risposta del regime si faceva spietata. Al posto dell’acqua, per spegnere l’incendio, il leader religioso ha scelto il sangue. Sangue innocente di migliaia di donne e uomini Iraniani, soprattutto giovani. Uno tsunami di inaudita ferocia, che si è abbattuto su tutta la popolazione: dimostranti e no.