"Questa guerra ha fornito al regime un ottimo pretesto per reprimere ulteriormente il popolo e la società civile, il tutto sotto la bandiera della 'protezione dell'Iran islamico'.
Teheran e molte altre città sono ridotte in macerie e il fumo grigio e la pioggia acida sono diventati uno spettacolo costante.
Oltre alle basi del regime, vengono distrutte le case e gli edifici civili della gente comune e, a causa della mancanza di internet, nessuno ne parla. Io stessa ho perso quattro amici e l'idea dell'impiego di forze di terra e una serie di bombardamenti massicci da parte dell'America e di Israele per una azione finale ci terrorizza". A parlare all'ANSA è Soraya (nome di fantasia), iraniana quarantenne, che per anni ha vissuto all'estero ma quando ha compreso che la situazione stava precipitando è tornata nel suo paese per stare accanto alla famiglia. "La società è piena di contraddizioni. I sostenitori della Repubblica Islamica hanno occupato le strade con le loro bandiere. Molti di loro sono armati, e tra questi ci sono bambini di tredici o quattordici anni e giovani inesperti che imbracciano armi, i quali non hanno ancora sviluppato la capacità di distinguere il bene dal male", prosegue la donna.






