Gli attacchi israeliani contro almeno 12 province dell'Iran hanno provocato danni a siti nucleari e militari e la distruzione di alcuni edifici residenziali, e almeno 78 morti e oltre 300 feriti tra i civili

Bombardamenti su Teheran

Teheran - Il rombo dei bombardieri israeliani, i boati, le macerie degli edifici colpiti e il suono delle sirene dei soccorsi che sfrecciavano per le strade di Teheran, hanno svegliano stanotte gli iraniani. Sconvolti dai vasti raid israeliani ma lacerati tra la paura e il timore da un lato e un sentimento di gioia e speranza dall'altro. Diverse persone hanno criticato duramente Israele. Ma altri pensano che, in seguito ai raid e alla morte di diversi ufficiali militari alcuni dei quali avevano avuto un ruolo nella dura repressione delle proteste iraniane, si sia accesa la speranza di un cambio di regime. Il sostegno a Israele sui social media ha provocato la reazione della polizia informatica iraniana, che ha avvertito che chiunque pubblichi post di questo tenore rischia dai sei ai dodici anni di carcere.

Teheran, macerie dopo i raid di Israele

Anche i servizi segreti delle Guardie Rivoluzionarie hanno minacciato ritorsioni contro chi contribuisce a creare incertezza o appoggia le reti israeliane sui social media. L'attivista politico Hossein Ronaghi, sulla sua pagina Instagram, ha puntato il dito contro le autorità anche per questa stretta: "Oltre alla povertà, il governo ha imposto questa guerra agli iraniani attraverso le sue politiche cieche e avventurose". Ed ha aggiunto che l'Iran non è solo la Repubblica Islamica, ma anche il popolo che non vuole la guerra, ma che invece aspira alla libertà, alla ricostruzione del proprio Paese e a una vita normale. E sono diverse le voci critiche nei confronti del regime. "Non posso nascondere la gioia per l'assassinio di un gruppo di militari che hanno avuto un ruolo nella repressione del popolo, nella distruzione del Paese e nel sostegno ai gruppi jihadisti nella regione, offrendo loro le ricchezze dell'Iran", ha detto all'ANSA Mahbod, 33 anni, proprietario di un negozio nel centro di Teheran. Aggiungendo: "Sento che la prepotenza del governo e il suo senso di invincibilità sono ormai infranti, sia all'interno che all'esterno del Paese".