“La notte scorsa ho visto gente esultare a Teheran per gli attacchi israeliani”, ha commentato Shirin, 32 anni, fra le sostenitrici delle proteste anti-regime del 2022 in Iran. “Alcuni erano persino felici che molti leader della Repubblica islamica fossero rimasti uccisi nei raid. E che l’Iran stia perdendo le sue capacità militari”, ha proseguito. “Eppure, quasi nessuno crede che questi attacchi provocheranno un cambiamento di regime. Speriamo solo che non aumenti la pressione politica ed economica sugli iraniani”, ha ammesso l’attivista.

L'Iran issa la bandiera rossa della vendetta dopo l'attacco israeliano

“Penso che le autorità di Teheran abbiano completamente perso il sostegno sociale e la capacità di governare”, ci ha spiegato Massoud, 35 anni, attivista della città progressista di Rasht nel Nord dell’Iran. “I pasdaran hanno un controllo capillare su tutto ormai, non avevamo dubbi che la guerra fosse dietro l’angolo”, ha aggiunto Anita, 27 anni, dissidente di Teheran del movimento “Donna, vita, libertà”. Il riferimento è all’estensione dei poteri dei militari a discapito del ruolo degli ayatollah dopo lo scoppio delle proteste contro l’hejab obbligatorio. Le manifestazioni sono state innescate dall’uccisione della giovane curda, Mahsa Amini, nel settembre del 2022, per mano della polizia morale. Solo due giorni fa è stata eseguita l’11esima condanna a morte. Si tratta di Abbas Kourkouri, coinvolto nelle proteste.