Nel sacchetto della spazzatura azzurro, aperto ieri (19 giugno) dai consulenti nei laboratori della polizia scientifica, ci sono i resti dell'ultima colazione di Chiara Poggi. Che, secondo gli inquirenti, la vittima non ha consumato da sola. Ecco perché, nella nuova indagine sull'omicidio di Garlasco con Andrea Sempio indagato, quei reperti potrebbero rappresentare una svolta. Sono «in buone condizioni», quindi potenzialmente utili a restituire materiale biologico.

«Non era tutto marcio, era tutto secco. I reperti che erano contenuti in quella scatola sono stati sottoposti a campionature. Sono stati eseguiti i tamponi e adesso faremo le analisi», spiega l'ex generale dei carabinieri Luciano Garofano nel secondo giorno dell'incidente probatorio, disposto dalla gip Daniela Garlaschelli. Nove ore di approfondimenti sugli oggetti raccolti a casa Poggi il giorno del delitto: il frammento del tappetino del bagno con l'orma di sangue lasciata dalla scarpa dell'assassino, una confezione di cereali, un cucchiaino. Ma anche la spazzatura prelevata otto mesi dopo il delitto: due vasetti di fruttolo, un brick del tè freddo, un piattino, l'involucro di plastica dei biscotti. Dai tamponi potrebbe emergere dna, odici genetici potenzialmente in grado di ridefinire la scena del crimine nella quale Sempio, in base all'accusa, avrebbe agito in concorso con altri.