Una sessantina di fascette para adesive e oggetti repertati nella villetta di Garlasco la mattina dell’omicidio. Mai analizzati e che diventano ora centrali nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia ha un nuovo indagato, Andrea Sempio, la ricostruzione della scena del crimine tridimensionale è in fase di definizione e da ciò che è stato raccolto luogo del delitto gli inquirenti puntano a ricavare impronte digitali o materiale biologico. Analisi genetiche potenzialmente risolutive che potrebbero mettere un punto fermo sulla pista alternativa nel delitto della villetta di via Pascoli.
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L’inchiesta di oggi, rispetto a quella del 2007, da una parte riconsidera elementi non valorizzati rispetto a diciott’anni fa come alcuni dettagli dell’autopsia, dall’altra è avvantaggiata dall’evoluzione scientifica e tecnologica che permette di svolgere esami più accurati in tempi ridotti. In particolare, saranno esaminati i campioni che «hanno fornito un esito dubbio o inconclusivo» e che non sono «mai stati comparati con il Dna dell’attuale indagato». Oggi ai periti della Scientifica nominati dal gip di Pavia verrà consegnato lo scatolone che contiene le 58 fascette para adesive utilizzate subito dopo il delitto dal Ris di Parma per isolare altrettante impronte nella villetta. Mentre dall’Istituto di medicina legale di Pavia ritireranno tamponi prelevati a Chiara Poggi e diversi oggetti raccolti nell’abitazione, che saranno al centro dell’incidente probatorio al via il 17 giugno. Innanzitutto il frammento del tappetino del bagno con l’impronta insanguinata lasciata dall’assassino, poi la spazzatura mai analizzata, la confezione di Estathè con la cannuccia, i due vasetti di fruttolo, i cereali, i biscotti e i cucchiaini.









