La mezza età è qualcosa di più di un’etichetta anagrafica. È un punto di svolta che introduce una nuova stagione della vita, convenzionalmente compresa tra i 40 e i 60 anni, in cui il corpo inizia a cambiare linguaggio: si fa più lento, più esigente, meno incline a perdonare gli eccessi. È il momento in cui comincia a raccontarci la storia delle nostre abitudini, che non sono immutabili, ma diventano visibili. I segnali di trasformazione, talvolta, sorprendono; altre volte disorientano. Il New York Times ha invitato i lettori a condividere le loro domande sulla mezza età. Ne sono arrivate oltre 800, un flusso di riflessioni che spazia dal quotidiano all’esistenziale.
Tra i temi più ricorrenti spiccano la perdita di massa muscolare e i dolori osteoarticolari. D’altra parte, con l’avanzare dell’età, molti tendono a ridurre l’attività fisica rispetto a quando erano giovani adulti. Se non si è più abituati a sollecitare certi gruppi muscolari, anche gesti semplici, come portare la spesa o fare le scale, possono lasciare un senso di affaticamento o indolenzimento. A questo si aggiunge una naturale rigidità articolare, dovuta all’accumulo di usura e alla ridotta elasticità dei tessuti. Le donne sono particolarmente esposte perché la mezza età coincide con la menopausa. «Menopausa significa data dell’ultima mestruazione. In realtà indica un periodo della vita che può durare fino a circa 5-7 anni che si definisce perimenopausa, mentre la postmenopausa comprende circa i 10 anni dopo la fine della mestruazione», spiega Rossella Nappi, ginecologa, endocrinologa e sessuologa, professoressa di Ginecologia e Ostetricia all’Università degli Studi e all’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. «Si verifica in modo naturale nella maggior parte delle donne tra i 47 e i 53 anni, in Italia avviene circa a 50-51 anni e segna la fine della capacità riproduttiva e della produzione di ormoni estrogeni».







