TORINO. Nasce tutto in una redazione giornalistica - quella del Restaurant, nel Regno Unito - al termine di una chiacchierata tra colleghi al rientro dalle vacanze estive. Oggi, ventiquattro anni dopo, sembra di riascoltare quel dialogo, basato su una semplice domanda: «E il posto migliore in cui hai mangiato?».

L’elenco si amplia, risposta dopo risposta, viene stilata una classifica, in graduatoria entrano locali posti in mete vacanziere - il primo italiano, per esempio, è l’Osteria Alle Testiere di Venezia - ma soprattutto sono gli anni di Ferran Adrià, e il suo elBulli è considerato il luogo con la “l” maiuscola. Non è un caso, allora, che lo chef spagnolo vinca la prima edizione di quella che diventa The World’s 50 Best Restaurants. E così è per altri quattro anni (2006, 2007, 2008 e 2009), fino a quando un po’ svanisce l’effetto e un po’, soprattutto, elBulli chiude e diventa un museo della gastronomia.

L’INTERVISTA

Massimo Bottura: “Nei luoghi dove è nato Slow Food il cibo è scelta etica oltre che estetica”

Nel mezzo, la classifica cresce e l’editore William Reed trasforma quell’idea post-vacanziera in un autentico colosso che smuove centinaia di milioni di euro. Cambia anche il metodo di valutazione, entrano in gioco notai e società di revisione e certificazione. Oggi, inutile girarci attorno, nel mondo della cucina esistono due premi per chi fa ristorazione: la stella Michelin e la 50 Best.