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Ultimo aggiornamento: 13:37
I funzionari israeliani hanno descritto gli attacchi come un’operazione preventiva volta a paralizzare la capacità dell’Iran di costruire un’arma nucleare, a seguito di quella che hanno definito una forte e allarmante espansione dell’arricchimento dell’uranio negli ultimi sei mesi.
Le prime valutazioni dei danni indicano che gli attacchi all’impianto nucleare iraniano di Natanz sono stati particolarmente efficaci, interrompendo l’erogazione di energia elettrica nell’area sotterranea dove sono conservate le centrifughe utilizzate per arricchire l’uranio. Natanz rappresenta il fulcro dell’infrastruttura nucleare iraniana e il sito in cui è stata prodotta gran parte del combustibile nucleare a base di uranio. Il sito ospita alcune delle centrifughe più sofisticate dell’Iran, utilizzate per arricchire l’uranio ad alti livelli, ed è stato preso di mira più volte in passato, tra cui nel 2010 e nel 2021.
Il processo di arricchimento inizia con la trasformazione dell’uranio minerale, costituito principalmente da U-238 (circa il 99,3%) e solo dallo 0,7% di U-235, in esafluoruro di uranio, un composto che, riscaldato, sublima in gas. Questo gas viene poi immesso in centrifughe ad alta velocità, dove la forza centrifuga separa l’U-235 (più leggero) dall’U-238 (più pesante).
















