L'attacco di Israele contro l'Iran rischia di avere l'effetto opposto di quello dichiarato, come suo obiettivo, da Benjamin Netanyahu, vale a dire non di eliminare il programma atomico di Teheran ma di promuovere la proliferazione nel mondo. Sia a livello orizzontale, con Paesi nucleari che producono più armi, che verticale, con Paesi non nucleari che cercano di ottenerli. Illustrando all'Iran e ad altri Paesi come Corea del Nord che un arsenale nucleare è cruciale per esercitare deterrenza. «Negli ultimi cinque o sei anni, ci sono una serie di incidenti ripetuti che dimostrano come le armi nucleari siano uno strumento di deterrenza molto potente», afferma in una intervista a Nbc Robert Kelly, analista specializzato in non proliferazione alla Pusan National University in Corea del Sud. «Se non possiedi armi nucleari, ti bombardano», come sta sperimentando ora l'Iran. L'attacco, fa eco il Sipri di Stoccolma, accelererà un andamento già esistente.

«I segnali sono che si sta preparando una nuova corsa agli armamenti che porta con se molti più rischi e incertezze di quella precedente», ha commentato il direttore del Sipri, Dan Smith. Mentre l'aumento maggiore della produzione di testate è in corso in Cina, India e Pakistan stanno sviluppando nuovi sistemi. «Non appena questa guerra sarà finita, è chiaro che l'Iran tornerà a costruire queste cose ancora. Sarei scioccato se non lo facessero», sottolinea Kelly. Già Pyongyang ha indicato di come Gheddafi in Libia rinunciò al suo programma atomico all'inizio solo per essere deposto nel 2011, dopo l'intervento militare occidentale. Pyongyang asserisce di aver sviluppato il suo programma nucleare per proteggersi dai tentativi di cambio di regime promossi dall'Occidente.