Massimo Giannini
Apriamo gli occhi, prima che sia troppo tardi
di Massimo Giannini
Non passa giorno che qualcuno non mi dica “adesso basta”. Basta gente che ammazza la fidanzata o la moglie e dopo quattro anni già sta fuori. Capisco la frustrazione, ma cerco di spiegare che “sbattiamoli tutti dentro” non basta. A volte vacillo. Ma ora ho trovato il “supporto” che cercavo. È l’ultimo libro di un’amica e collega (un’altra, lo ammetto): Donatella Stasio, storica giornalista de Il Sole 24 Ore. Una di quelle persone, come canta De Gregori, che troverai sempre “dalla stessa parte”: quella della ragione e della Costituzione.
Dovete leggerlo, il suo L’amore in gabbia (Castelvecchi). Racconta la storia di Gianluca, delinquente di Quarto Oggiaro, in prigione tra i 17 e i 34 anni per spaccio di droga e possesso di armi. Uno che sente su di sé quel “fine pena mai” anche dopo che la pena è finita. È difficile recuperare i sentimenti repressi dopo 11 anni di galere, da Fossombrone a Bollate. Oggi è un piccolo imprenditore, ha una famiglia e una figlia di 15 anni che adora. Il prezzo dei suoi errori l’ha pagato. Ma continua a pagarne un altro: quello della deprivazione emotiva, che in carcere diventa un baratro dal quale non esci più. È il risultato dell’ossessione del controllo sui corpi, sulle menti, sui cuori, ad opera di un potere che si sente sovrano. E qui Stasio fa un immenso salto di qualità: il suo racconto-testimonianza diventa un testo politico.










