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Ultimo aggiornamento: 17:50
“Se non entri nei luoghi della detenzione, se non guardi, non puoi nemmeno vedere cosa sta succedendo. Io mandavo report, segnalavo, ma nessuno rispondeva. Quando il Garante smette di ascoltare, è finita”. Così Michele Passione, avvocato storico del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha annunciato le sue dimissioni. Una decisione amara e radicale, che arriva dopo oltre dieci anni di attività e impegno nei principali processi per maltrattamenti e torture in carcere: da San Gimignano a Reggio Emilia, da Santa Maria Capua Vetere a Verona. “Io vado in carcere da trent’anni”, dice. Ma ora lascia, denunciando un clima cambiato, la perdita di “sintonia” con l’attuale collegio del Garante, scelto dal governo Meloni, e soprattutto il silenzio assordante che accompagna la scomparsa della relazione al Parlamento: lettere rimaste senza risposta, relazioni ignorate, nomine riassegnate all’insaputa del diretto interessato. Il risultato, avverte, è un pericoloso arretramento dell’impegno civile: meno controlli, meno denunce, meno processi. E più impunità.
Avvocato Passione, perché ha deciso di dimettersi?






