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9 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:08

Sigfrido Ranucci parla di “sportellata”. Ed è difficile dargli torto. Il conduttore di Report commenta così una sentenza della Corte di Cassazione che non riguarda soltanto la sua trasmissione, ma incide direttamente sui confini dell’azione del Garante della Privacy nell’esercizio del diritto-dovere di cronaca. In questo contesto si inserisce la notizia, di queste ore, dell’apertura di un’istruttoria-lampo sul caso Bellavia–Report. La Cassazione ha però tracciato una linea. E questa volta vale per tutti.

Con la sentenza n. 759/2025, pronunciata il 16 dicembre 2025, la Suprema Corte fissa un principio che va ben oltre il singolo caso: l’Autorità non può esercitare il proprio potere punitivo senza limiti di tempo, tenendo per anni sotto schiaffo chi fa giornalismo d’inchiesta. La decisione chiude definitivamente una lunga partita tra Report, la Rai, il Garante per la Protezione dei Dati Personali e Armando Siri. E lo fa senza entrare nel merito dei contenuti giornalistici. La Cassazione sceglie un terreno più sensibile: quello dei limiti giuridici del potere dell’Autorità, in una fase in cui il rapporto tra Garante e informazione è diventato apertamente conflittuale.