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Ultimo aggiornamento: 8:12
Da oltre due anni e mezzo, al Cpr di Ponte Galeria, manca un presidio che dovrebbe essere ordinario in ogni luogo di privazione della libertà: lo sportello del Garante delle persone private della libertà personale. È chiuso da circa trenta mesi, nonostante una mozione approvata all’unanimità a fine luglio scorso dal Consiglio regionale del Lazio impegnasse la giunta guidata da Francesco Rocca a rinnovare il protocollo d’intesa con la Prefettura di Roma per garantirne la riattivazione. Da allora, però, nulla si è mosso. Il provvedimento, votato senza distinzioni tra maggioranza e opposizione, prevedeva il rinnovo dell’accordo che consentiva al Garante regionale di avere un presidio fisso nella struttura. Un presidio che, per le persone trattenute, rappresentava uno dei pochi riferimenti istituzionali a cui rivolgersi per segnalare violazioni, condizioni di detenzione inadeguate o difficoltà nell’accesso alle cure e alla tutela legale.
A denunciarlo è stata Marietta Tidei, capogruppo di Italia Viva e prima firmataria della mozione. “Il protocollo non è stato ancora rinnovato e di conseguenza non è stato riattivato lo sportello. Una gravissima inadempienza istituzionale che colpisce direttamente i diritti civili e umani delle persone trattenute all’interno del Centro, alle quali viene negata questa fondamentale tutela ormai da trenta mesi” afferma. Per Tidei, la responsabilità è politica e ha un nome preciso: “Ricade interamente sul presidente Rocca e sulla sua giunta. Ogni ulteriore ritardo rappresenterà una responsabilità grave e inaccettabile”. La mozione era stata accolta con favore anche da Stefano Anastasìa, garante regionale delle persone private della libertà personale. Nonostante le sollecitazioni, però, l’assenza di uno sportello stabile continua a protrarsi, privando il Cpr di un presidio di controllo indipendente in un contesto già segnato da forti criticità.






