Ha 54 anni e un cuore già malato, l’uomo detenuto nel carcere Lorusso e Cutugno che, il 15 ottobre 2019, viene colto da un violento dolore al petto. È un infarto in corso, ma per il medico del penitenziario non è nulla di grave. Quel giorno, il medico lo rispedisce in cella, dove l’uomo rimane per almeno dodici ore, contorcendosi nel letto, lamentandosi e chiedendo aiuto. «Mi sento morire», dice al compagno di cella, che invano continua a chiedere l’intervento del personale sanitario. Solo dopo diverse ore l’uomo viene finalmente trasferito in ospedale.
Il caso arriva in aula
Ora quel caso è arrivato in aula. Mercoledì 18 giugno si è aperto a Torino il processo a carico del medico penitenziario, accusato di lesioni personali per non aver riconosciuto e trattato tempestivamente l’infarto. Secondo la procura, il professionista avrebbe agito con «imperizia, imprudenza e negligenza», violando i protocolli sanitari previsti in casi di emergenza cardiaca.
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Le conseguenze dell’infarto






