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Ultimo aggiornamento: 19:18

“Libera sta soffrendo a livelli insopportabili a causa della malattia e di ulteriori complicazioni, attende con urgenza l’intervento della Corte costituzionale per poter porre fine alle proprie sofferenze”. L’appello, l’ennesimo di una battaglia di civiltà che non conosce soste ed esitazioni, è dell’associazione Luca Coscioni e Libera è il nome che si è dato una 55enne toscana dal 2007 affetta da sclerosi multipla a decorso progressivo primario che l’ha resa completamente paralizzata. La donna ha avuto l’ok per l’accesso al suicidio assistito, ma le sue condizioni non le consentono di autosomministrarsi il farmaco letale. Vorrebbe lo facesse il suo medico di fiducia, per questo è ricorsa al tribunale di Firenze che ha poi sollevato una questione di costituzionalità in relazione al reato di omicidio del consenziente, ovvero l’eutanasia, previsto dall’articolo 579 del codice penale. L’udienza in Consulta ci sarà l’8 luglio.

La donna nel marzo 2024 aveva fatto richiesta all’Asl di poter accedere al suicidio medicalmente assistito. Inizialmente il parere era stato negativo, per il rifiuto della 55enne di sottoporsi alla nutrizione artificiale con la Peg, interpretato come mancato soddisfacimento di uno dei requisiti previsti dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, nota come ‘Cappato/Dj Fabo’. “Pretendono che io mi sottoponga a un trattamento sanitario invasivo contro la mia volontà per poi poterlo interrompere e ricorrere al suicidio assistito. Tutto questo è crudele e umiliante. Io, a oggi, voglio solo essere libera di scegliere come e quando morire”, le parole di Libera diffuse allora dall’associazione Luca Coscioni.