Mercoledì 18 giugno presso l’Aran si proverà per la quarta volta a sottoscrivere il Ccnl del comparto della Sanità che riguarda mezzo milione di persone. Le vicende del rinnovo contrattuale del comparto Sanità sono davvero paradossali e, apparentemente, incomprensibili in un contesto delicatissimo dove continuano le fughe dal pubblico e i concorsi vanno quasi deserti. Si sta parlando del Ccnl relativo al triennio 2022/2024, cioè di un contratto scaduto già da sei mesi prima ancora di essere stato stipulato. Le tappe di avvicinamento - ma sarebbe più corretto dire di “allontanamento” - si sono avute con le riunioni del 14 gennaio, 29 aprile, 27 maggio e, si vedrà, del 18 giugno.

Le questioni extra-contratto

All’inizio si è utilizzato l’avverbio “apparentemente” perché, a ogni evidenza, la mancata chiusura del contratto nasconde ben altri dissidi di natura extracontrattuale e lo scenario che si è creato nel comparto Sanità e in quello delle Funzioni locali sono l’epifania di una storica rottura dell’unità sindacale che non accadeva dal referendum del 1985 sulla scala mobile.

La sola - ma sostanziale - differenza tra i due comparti è che tra i dissidenti sul tavolo della Sanità è presente Nursing Up che, con il suo 6,43% costituisce il vero ago della bilancia per il raggiungimento del fatidico 51% necessario per la stipula ai sensi dell’art. 43, comma 3, del Dlgs 165/2001.