di
Paolo Tomaselli
La missione di Cristian Chivu in America non è semplice, soprattutto con il mercato aperto. Il tecnico deve preparare il suo debutto in poche ore
Stretta fra un western classico in cui conta solo l’ultimo colpo e un film surreale di Woody Allen, l’Inter prepara a due passi da Hollywood la sua terapia di gruppo: giocare appena 18 giorni dopo la debacle di Monaco può essere la medicina giusta per ritrovare subito quell’anima che è mancata inspiegabilmente (o meglio, senza che nessuno abbia dato vere spiegazioni) nella notte più importante.
Cristian Chivu, appena atterrato in un pianeta che conosce bene ma non dall’angolazione della panchina principale, chiede «di tenere l’asticella in alto» e promette una iniezione di «interismo», quasi una frecciata involontaria a Inzaghi che ha preparato la finale di Champions trattando con gli arabi. La missione non è facile, specie col mercato aperto, che rende questo torneo miliardario poco decifrabile, per usare un eufemismo.











