KANANASKIS. I leader europei dovrebbero essere allenati all’imbarazzo che genera Donald Trump, con le sue invenzioni quotidiane, a metà tra improvvisazione e scommessa. Questa volta però è davvero dura da digerire. Basta leggere i volti e le pause degli sherpa, provare a interpretare le frasi di circostanza e di attesa di chi accompagna i leader al G7 di Kananaskis, tra le Rocky Mountains dell’Alberta, subito dopo aver letto che il presidente americano ha incoronato Vladimir Putin come mediatore della guerra tra Israele e Iran. È un’offerta inaccettabile per l’Europa che ha stravolto le vite dei propri cittadini per colpa del capo del Cremlino, per le sue mire espansionistiche e la sua fame di Ucraina. La mediazione affidata a Putin lo legittimerebbe e potrebbe compromettere la difesa dell’Ucraina. L’unico a prendere una posizione netta è Emmanuel Macron: «Ritengo che la Russia non possa mediare». Il presidente francese esce allo scoperto subito, a differenza dei colleghi e ne approfitta per rilanciare le sanzioni contro Mosca, anticipando che sonderà la «disponibilità» di Trump sulla loro ulteriore attivazione. Totalmente diversa la reazione di Giorgia Meloni su come gestire la proposta del presidente Usa. Come emerge dalle risposte delle fonti a lei più vicine: «Vediamo le indicazioni che arrivano da Trump». Ancora una volta è agli Stati Uniti che volge lo sguardo Palazzo Chigi, adattando la propria strategia. La premier vuole aspettare, come sempre, di capire in quale direzione si muoveranno gli americani, fedele alle sue convinzioni che al capo della Casa Bianca bisogna restare agganciati. «Se ne parlerà certamente al summit, aspettiamo di capire se Trump lo riproporrà anche qui». Impotenza, sorpresa e fastidio si alternano nelle ore che precedono l’arrivo del presidente americano. Trump atterrerà solo oggi mentre gli altri leader hanno già passato almeno una notte al Pomeroy Kananaskis Mountain Lodge, resort raccolto nell’abbraccio della corona montuosa macchiata da sprazzi di neve. Ieri sera Meloni aveva in agenda due bilaterali: uno con il britannico Keir Starmer e l’altro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Due incontri che sono serviti anche ad abbozzare un primo coordinamento europeo dopo le dichiarazioni di Trump. A questo punto molto dipenderà da Macron. Prima di arrivare tra gli abeti e i laghi color smeraldo dell’Alberta il presidente francese ha fatto tappa in Groenlandia. Nel mondo ridotto a Risiko di Trump, la grande isola dei ghiacci rappresenta una preda ambita, ricca di giacimenti, cruciale per il crocevia delle rotte artiche. La visita di Macron proprio alla vigilia del G7 è un messaggio chiaro: l’Europa non permetterà conquiste. Il francese vuole provare a rompere l’impressione di un’Unione disorientata dalla giostra impazzita della geopolitica del magnate. Trump, con la sua apertura a Putin, fa emergere la contraddizione dell’alleanza euroatlantica, rende plastica la spaccatura al primo G7 da quando è tornato alla Casa Bianca. I diplomatici italiani parlano della necessità di evitare «un disallineamento» sull’Iran, che allargherebbe il fossato che già esiste su dazi e Ucraina. Si sta cercando di capire se e come mettere nero su bianco un riferimento al Medio Oriente, come conciliare la volontà politica di blindare «il diritto a difendersi» di Israele con la mattanza di Gaza, che è comunque assente dai compromessi del vertice. Gli americani hanno imposto alla presidenza canadese che non ci sarà una nota congiunta del G7, né saranno citate la responsabilità di Israele nella Striscia e l’aggressione russa in Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky arriverà domani: Meloni avrà un contatto con lui, e lavora per ritagliarsi uno spazio se Trump dovesse accettare di vedere la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen per discutere di dazi. Per quanto riguarda l’Iran, la premier insiste sulla necessità di una de-escalation, e di riprendere la strada dei negoziati americani sul nucleare, interrotti dopo il blitz di Benjamin Netanyahu. Ieri da Kananaskis ha avuto telefonate con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, e con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Non è facile ritagliarsi un ruolo in queste ore per l’Italia, da sempre uno dei canali su cui si appoggiano gli Usa per parlare con i pasdaran. I vertici militari in Iran sono stati decapitati. Meloni punta ad avere un incontro con Trump, anche per capire fino a dove si vuole spingere il premier israeliano. Se l’obiettivo è il “regime change”, o se Washington crede che si possa davvero tornare a parlare con ciò che resta degli uomini dell’ayatollah
Putin mediatore tra Israele e Iran? No di Macron, Meloni prudente: “Aspettiamo gli Stati Uniti”
La proposta imbarazza e divide i colleghi al summit: potrebbe compromettere la difesa di Kiev. La premier vede Merz e Starmer: serve un coordinamento, non disa…











