Kananaskis (Canada), 18 giu. (askanews) – La situazione in Iran può cambiare e anche per Gaza è il momento giusto per il cessate il fuoco. Appare moderatamente ottimista la premier Giorgia Meloni al termine del G7, “importante e complesso”, in Canada. Un summit segnato dalla crisi Israele-Iran e dal ruolo di Donald Trump, partito in anticipo ieri sera, protagonista di una ‘lite’ a distanza con Emmanuel Macron e che, secondo fonti canadesi, si sarebbe opposto a una dichiarazione congiunta sull’Ucraina. Una ricostruzione, secondo lei, non vera: “Non era prevista – ha assicurato – una dichiarazione sull’Ucraina, ieri sera Carney ha condiviso con i leader, anche Trump, i punti principali della sua relazione anche sull’Ucraina e siamo stati tutti d’accordo”.

Sull’Iran, per Meloni oggi l’Iran “non può essere una potenza nucleare”; è “una minaccia reale” non solo per Israele, che “ha diritto a difendersi”; è “la principale fonte di instabilità” e fin qui le negoziazioni sul nucleare, ospitate anche dall’Italia, non hanno dato frutti. Però “penso che sia possibile oggi uno scenario diverso in cui si arriva a delle negoziazioni e si arriva all’obiettivo che tutti condividiamo, che è la rinuncia da parte dell’Iran a essere una potenza nucleare”. La chiave, per lei, è comunque il negoziato e non (su questo è d’accordo) un cambio di regime per via militare. “Io – argomenta – ho sempre pensato che lo scenario migliore fosse quello di un oppresso popolo iraniano che riesce a rovesciare il regime. Dopodiché si deve fare il pane con la farina che si ha, cioè si deve operare nello scenario nel quale si opera per cui l’obiettivo è quello di impedire che l’Iran sia una potenza nucleare”. Un obiettivo che va raggiunto “con la negoziazione. Fino a ieri non si è riusciti, è possibile che oggi cambi lo scenario e noi dobbiamo guardare all’obiettivo, non a quella che è la nostra idea perfetta per ottenere quell’obiettivo”. Sicuramente, per lei, non è Putin a poter trattare: “Affidare a una nazione in guerra la mediazione su un’altra guerra non mi sembrerebbe proprio l’opzione migliore da prendere in considerazione. Ma non è un’opzione sul campo anche dalle parole che ho ascoltato personalmente in questi giorni”. Se poi gli Usa interverranno nel conflitto e chiederanno le basi italiane, “decideremo”.