Viviamo in un mondo di superfici. Vediamo ciò che è sotto la luce del sole, o quella degli schermi degli smartphone. Un mondo insieme di trasparenza e apparenza. Ma dietro quella apparenza c’è un lato nascosto. Il mondo oscuro da dove principia la vita stessa. Anche quella digitale. Che dietro l’estetica, il design, la funzionalità della tecnologia di consumo nasconde un mondo imperscrutabile.
La meraviglia della tecnologia, arma del mercato
Anche quando pensiamo di capirne tanto di tecnologia, spesso quello che riusciamo a vedere è solo la meraviglia del nuovo. E la meraviglia è il concetto che più piace al capitalismo tecnologico, che presenta le sue innovazioni come magia, sempre nuova, sempre più potente, più efficace, più penetrante.
Ma a chi tocca indagare cosa c’è dietro quella meraviglia? Quali ferite comporta, se le comporta? Cosa c’è oltre gli schermi, oltre le risposte ben articolate di un chatbot di intelligenza artificiale, dietro l’impeccabile precisione di oggetti che ci mappano il corpo, la pressione sanguigna, l’ossigenazione del sangue e la quantità di zuccheri che ingeriamo?
L’arte come analisi critica della tecnologia







