Tra le tecnologie digitali ce ne sono due radicali, come le definisce Adam Greenfield, che hanno trasformato il nostro mondo: lo smartphone e l’internet delle cose (IoT). Il primo si è letteralmente mangiato il contenuto delle nostre tasche divenendo un’interfaccia al mondo: il modo per comunicare, un sistema di pagamento e una banca sempre aperta, un’agenzia di viaggio e il nostro portafogli con chiavi, carte fedeltà e tessere di acceso, e recentemente anche il luogo dei nostri documenti. L’IoT, cioè l’aver disseminato il mondo con oggetti connessi, ha reso l’universo inanimato in qualche misura sensiente e capace di reagire e interagire con le persone. Questa realtà è digitale, cioè si struttura ed esiste grazie ad alcuni pilastri fondamentali: la sua natura computazionale, il funzionare mediante dati in grado di produrre e generare informazioni e la necessità di un sistema di provisioning, un’infrastruttura che permette ai differenti dispositivi di comunicare.