Nel 1798 il reverendo Thomas Robert Malthus aveva affermato che l’umanità si moltiplica più in fretta delle sue risorse alimentari. Il suo celebre principio sembra valere anche per le tecnologie digitali: si diffondono molto più in fretta dell’energia che assorbono.

Dietro una parvenza di semplicità, infatti, la rete di operazioni virtuali in cui siamo sempre più imbozzolati comporta consumi elevatissimi, dei quali fatichiamo a renderci conto. La realtà dice, invece, che dovremmo esserne ben coscienti, perché ogni nostro colpetto di pollice su una tastiera, anche solo, e anzi soprattutto, per pagare on line un caffè o un giornale, o un transito al casello, viene a costare, nel complesso, assai più del prodotto o del servizio acquistato. Ed è ineluttabile che, tra data center, cloud computing, Intelligenza Artificiale, Internet of Things e reti 5G, l’Information & Communication Technology sia destinata a divorare quote esponenziali di energia.

Giganti come Google e Microsoft consumano già come una media nazione, ma l’iperconsumo di elettricità non deriva soltanto dalle aziende private. Basta pensare alla mole dei dati prodotti ogni giorno dagli ospedali, dalle scuole, dalle amministrazioni, delle quali peraltro, lamentiamo sempre gli scarsi livelli di informatizzazione.