Il digitale italiano corre, ma con le scarpe slacciate. Cresce, ma su un terreno che non sembra particolarmente stabile. Nell’ultimo studio di Anitec-Assinform, redatto in collaborazione con NetConsulting cube, l’immagine che traspare è quella di una tecnologia fa da locomotiva a fronte di un resto dell’economia sbuffa, frenato da dazi e caro-energia.
Rallentamento al 2028
Nel primo semestre 2025 il mercato digitale ha messo a segno un +3,2% e ha raggiunto 40.471,5 milioni di euro. La fotografia è nitida e racconta un Paese che prova a modernizzarsi anche quando la congiuntura suggerirebbe prudenza. A fine 2025 la previsione di chiusura 2025 conferma la direzione: +3,2% a 84.244,8 milioni di euro. E per il triennio lo studio mette in conto un progressivo rallentamento, fino a chiudere al +2,8% nel 2028 portando il mercato a sfiorare la soglia dei 91,5 miliardi.
Il passo dell’economia
Del resto, andando anche oltre il settore Ict, fuori dai confini, il meteo è cattivo. L’Ocse vede la crescita mondiale scendere dal 3,3% del 2024 al 3,2% nel 2025 e al 2,9% nel 2026. E i dazi americani hanno già cambiato i comportamenti: prima l’anticipo degli scambi, poi i segnali di rallentamento, con la fiducia dei consumatori che resta debole. L’Italia, nel mezzo, resta a bassa velocità: +0,6% nel 2025 e nel 2026.






