Il nuovo Rapporto Anitec-Assinform conferma la solidità del mercato digitale italiano, ma il dato più politico non è solo la crescita. Con l’esaurimento progressivo della spinta PNRR, la vera domanda diventa se imprese, PA e filiera ICT sapranno trasformare gli investimenti straordinari in capacità strutturale.Indice degli argomenti
Il mercato digitale italiano vale 84,4 miliardi di euroLe previsioni 2026-2029 verso i 98 miliardiL’effetto PNRR sul mercato digitaleIntelligenza artificiale in Italia, spesa a 1,38 miliardiBig Data e Data Governance nelle imprese italianeCloud computing a 9,5 miliardiCybersicurezza in Italia oltre 2,2 miliardiBanche, PA e TLC nella spesa digitale per settoriL’ecosistema ICT italiano tra imprese e addettiGli scenari globali per AI e nuove frontiere tecnologicheAI e lavoro tra trasformazione e nuove competenzeLe cinque direttrici per una politica industriale del digitaleIl mercato digitale italiano vale 84,4 miliardi di euroIl Rapporto Anitec-Assinform Il Digitale in Italia 2026, realizzato con la collaborazione di NetConsulting cube e appena pubblicato, è giunto alla sua 57ª edizione. Duecento pagine di dati, analisi settoriali e indicazioni di policy che offrono la radiografia più completa del mercato digitale italiano. Vediamo i numeri più significativi.Nel 2025 il mercato digitale italiano ha raggiunto un valore complessivo di 84,4 miliardi di euro, con una crescita del 3,4% rispetto al 2024, superiore a quella del PIL nazionale. La crescita più marcata è quella dei Servizi ICT (+8,1%, per un valore di 18,7 miliardi), trainati dall’espansione del cloud computing, dalla cybersicurezza e dall’adozione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale. Crescono bene anche Software e Soluzioni ICT (+4,1%, 9,8 miliardi) e Contenuti e Pubblicità Digitale (+4,8%, 16,8 miliardi). Dispositivi e Sistemi segnano un +1,8% (20,6 miliardi), mentre i Servizi di Rete TLC sono l’unico segmento in contrazione: −0,7%, per complessivi 18,3 miliardi.Un dato di contesto importante: l’incidenza del mercato digitale sul PIL resta al 3,7%, stabile rispetto all’anno precedente. La spesa digitale per occupato sale però a 2.229 euro (+4,2%), segnale di una crescente pervasività del digitale nei processi produttivi.Le previsioni 2026-2029 verso i 98 miliardiIl rapporto prevede per il 2026 una crescita del mercato digitale del 3,7%, a 87,4 miliardi, a fronte di un incremento del PIL italiano stimato allo 0,7% (Banca d’Italia, scenario base, aprile 2026). Nel periodo 2025-2029 il tasso di crescita medio annuo (TCMA) si attesta al 3,6%, con il mercato che raggiungerebbe i 97,7 miliardi nel 2029. Il rapporto distingue tra due componenti del mercato: da un lato l’ICT tradizionale, hardware, licenze software classiche, servizi IT di base, assistenza tecnica e reti, che cresce di poco oltre il 3%; dall’altro le nuove tecnologie digitali, i cosiddetti Digital Enabler e Digital Transformer, ovvero cloud computing, intelligenza artificiale, cybersecurity, big data, IoT (Internet of Things, Internet delle cose), mobile business, blockchain e quantum computing, che crescono a un ritmo molto superiore, con un TCMA dell’11,7%. Sono queste ultime a trainare la dinamica complessiva del mercato.Il rapporto individua i fattori chiave del prossimo triennio: il passaggio dall’AI generativa agli agenti AI autonomi, la twin transition green-digital, la sovranità digitale e cloud, la pressione normativa su cybersicurezza (NIS2, DORA), il consolidamento post-PNRR, con la necessità per il mercato di camminare con le proprie gambe dopo il boost dei fondi europei, e il problema demografico italiano, che spingerà le aziende a investire in automazione e AI per compensare la carenza fisica di lavoratori.L’effetto PNRR sul mercato digitaleL’impatto del PNRR sul mercato digitale è stimato in 1.970 milioni di euro nel 2026 e 1.500 milioni nel 2027, per poi esaurirsi progressivamente dal 2028. La PA ha completato la migrazione di massa al cloud, con il Polo Strategico Nazionale operativo per quasi tutti gli enti locali. Le sfide si spostano ora sull’interoperabilità, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) e sull’adeguamento all’EUDI Wallet europeo, per il quale l’Italia dovrà investire circa 150 milioni di euro.In ambito sanitario, il 2025 ha visto la messa a terra del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, la sostituzione di grandi apparati elettromedicali per circa 1,5 miliardi e l’avvio dell’infrastruttura per la telemedicina. Nel quinquennio 2026-2029 la spesa si concentrerà sui Data Lake sanitari per la ricerca clinica.Intelligenza artificiale in Italia, spesa a 1,38 miliardiForse è il dato più rilevante dell’intero rapporto. La spesa in tecnologie di intelligenza artificiale ha raggiunto 1.380 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 47,6%, in ulteriore accelerazione rispetto al +38,7% dell’anno precedente. Il mercato è passato dalla fase sperimentale all’adozione diffusa e all’integrazione nei processi core.I dati ISTAT confermano la dinamica: la quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che utilizza almeno una tecnologia AI è salita al 16,4%, più che raddoppiando rispetto all’8,2% del 2024 e al 5% del 2023. Ma il divario dimensionale è netto, oltre il 53% delle grandi imprese (sopra i 250 addetti) adotta l’AI, contro meno del 16% delle PMI.Sul piano degli obiettivi, secondo la survey NetConsulting cube su 108 aziende e PA, l’85,3% delle organizzazioni che adottano l’AI punta al miglioramento dell’efficienza operativa, il 74,7% alla relazione con clienti e utenti, il 63,2% al supporto decisionale basato sui dati. Il 44,2% indica la gestione documentale e un’identica percentuale il rafforzamento della cybersecurity.Dal punto di vista organizzativo, le realtà più mature hanno superato gli approcci frammentati adottando modelli Hub & Spoke, centri di competenza centralizzati per standard, policy e architetture, con team distribuiti nelle funzioni di business. Cresce l’attenzione verso piattaforme modulari, architetture MLOps e LLMOps, e verso l’indipendenza tecnologica nella scelta dei modelli.Big Data e Data Governance nelle imprese italianeIl mercato dei Big Data ha raggiunto 2.131 milioni di euro (+10,4%). L’86% delle aziende del panel CIO Survey 2025 ha già formulato o sta definendo piani evolutivi in ambito Data & Analytics. Il tema dominante è la Data Governance (70,6% delle citazioni), con particolare attenzione a sicurezza dei dati (45,1%) e data quality (38,2%), quest’ultima sempre più cruciale per alimentare i modelli di AI. La quota di imprese italiane che effettua analisi dei dati è salita dal 26,6% del 2023 al 42,7% del 2025.Cloud computing a 9,5 miliardiIl mercato dei servizi di Cloud Computing ha raggiunto 9.504 milioni di euro, con una crescita del 16,9% (incluso il Private Cloud). Il Public Cloud è il segmento più dinamico (+22,5%), seguito dall’Hybrid Cloud (+15,5%). Ma il dato che colpisce è la crescita del PaaS: +33,5%, trainato dall’AI nativa nelle piattaforme, dallo sviluppo low-code/no-code e dalle metodologie DevOps.La domanda di infrastrutture ottimizzate per l’AI, GPU, ASIC, acceleratori, ha raggiunto livelli tali da generare un consolidamento naturale tra i Cloud Provider. Le aziende rispondono con architetture eterogenee, strategie FinOps per il controllo dei costi e, in parallelo, una rivalutazione del Cloud privato per ragioni di sovranità del dato, soprattutto nei settori regolamentati.Cybersicurezza in Italia oltre 2,2 miliardiLa spesa per cybersecurity ha superato i 2.245 milioni di euro (+12,2%), con una previsione di 2.525 milioni per il 2026. Ma è il quadro delle minacce a meritare attenzione. Secondo il Rapporto Clusit 2026, gli attacchi informatici in Italia sono aumentati del 42% nel 2025, con un incremento annuale del 48,7%, il più elevato mai rilevato.L’anomalia italiana è l’hacktivism, che pesa il 38,7% degli incidenti (era il 22% nel 2024), contro una media globale del 5,8%. Gli incidenti di hacktivism registrati in Italia rappresentano circa il 64% del totale globale, un dato che il rapporto stesso definisce anomalo, probabilmente legato anche ai diversi criteri di rilevazione adottati nel nostro Paese. La PA è il settore più colpito (28% degli attacchi, +290%), seguita da manifatturiero (12,6%) e trasporti/logistica (12%, +134%). I DDoS, Distributed Denial of Service, cioè negazione distribuita del servizio sono la tecnica prevalente (38,5%) la cui logica è semplice: invece di bucare un sistema per rubare dati, l’attaccante lo intasa. Il malware scende dal 38% al 22,7%. Crescono gli attacchi di phishing e social engineering (12,4%), resi più sofisticati dall’AI generativa.Il 77% delle organizzazioni ha già adottato l’AI in ambito cyber, ma il 54% denuncia la mancanza di competenze specialistiche per un utilizzo efficace. La direttiva NIS2 agisce da leva strutturale: l’89,7% delle organizzazioni sta rivedendo le policy interne, il 70% ha introdotto la figura del CISO.Banche, PA e TLC nella spesa digitale per settoriL’analisi per settori verticali individua tre cluster. Il primo comprende i big spender: banche (11,1 miliardi, +6%), industria e telecomunicazioni, con queste ultime unico settore in calo per le difficili condizioni finanziarie degli operatori. Il settore bancario è il più dinamico: il 90,9% dei CIO bancari cita la modernizzazione del core banking come priorità, il 72,7% l’intelligenza artificiale.Il secondo cluster include assicurazioni, utilities, travel, retail e servizi, con investimenti crescenti ma a ritmo più moderato. Il terzo cluster, PA centrale, locale, sanità, education, registra i tassi di crescita più alti grazie alla spinta PNRR. Il comparto assicurativo ha raggiunto 3 miliardi di spesa digitale (+6,6%), con l’AI ormai prima area di investimento strategico per tutte le compagnie.L’ecosistema ICT italiano tra imprese e addettiIl settore ICT italiano conta 132.832 imprese a fine 2025, con una crescita marginale dello 0,4%. Ma le dinamiche interne sono molto diverse: calano le telecomunicazioni (−7,1%) e l’hardware (−4,6%), crescono software e consulenza IT (+3%) e soprattutto software a pacchetto (+9%). Il 90% delle imprese ha meno di 10 addetti. Gli occupati nel settore superano quota 638 mila (+1%), concentrati nei comparti software e servizi IT. Le startup e PMI innovative ICT sono circa 10.750, con oltre 52 mila addetti. Milano resta il principale hub (21,8%), seguita da Roma (10,1%) e Napoli (7,2%). Le specializzazioni emergenti: AI & Machine Learning (6,5%), Technology (6,2%), Digital Solutions (4,5%), IoT, Industria 4.0 e Big Data.Gli scenari globali per AI e nuove frontiere tecnologicheIl rapporto dedica ampio spazio al contesto geopolitico. La competizione USA-Cina sugli investimenti AI raggiunge scale senza precedenti: 92 miliardi di dollari il piano federale USA, oltre 500 miliardi con Stargate; più di 200 miliardi di euro il piano InvestAI dell’Unione Europea; 109 miliardi la Francia. Il mercato digitale mondiale ha raggiunto 5.609 miliardi di dollari nel 2025 (+3,1% in termini reali).Le nuove frontiere tecnologiche individuate dal rapporto sono tre. Il quantum computing, con un mercato potenziale stimato da McKinsey a 97 miliardi di dollari entro il 2035. Le reti satellitari LEO, a 15 miliardi nel 2025 con una previsione di 60 miliardi nel 2033, Starlink supera già i 9.500 satelliti operativi. Infine la Physical AI, l’integrazione dell’intelligenza artificiale in robot, veicoli autonomi e infrastrutture fisiche, che nel 2025 ha attratto 27,6 miliardi di dollari di venture capital.AI e lavoro tra trasformazione e nuove competenzeSul tema AI labour shock, il rapporto sintetizza le principali evidenze internazionali. L’88% delle aziende globali utilizza l’AI in almeno una funzione (McKinsey, 2025), e il 54% dei dirigenti intervistati dal WEF ritiene che l’IA sostituirà posti di lavoro esistenti. Le analisi empiriche, in particolare quella del Budget Lab di Yale su 33 mesi post-ChatGPT, non mostrano ancora segnali di disruption macroeconomica generalizzata nei Paesi avanzati.L’effetto è piuttosto una riconfigurazione del mercato del lavoro, secondo Harvard Business School, le posizioni routinarie più esposte all’automazione sono diminuite del 13%, mentre la domanda di ruoli analitici, creativi e tecnici complementari all’IA è cresciuta del 20%. Il quadro cambia però nei Paesi in via di sviluppo, dove ILO e World Bank segnalano il rischio concreto di una disruption without dividend, perdita di occupazione senza compensazioni in termini di crescita. La dimensione di genere non è neutrale, a livello globale, le donne risultano circa due volte più esposte degli uomini nelle fasce di rischio più elevato.Le cinque direttrici per una politica industriale del digitaleIl rapporto si chiude con un capitolo di policy particolarmente articolato. Il messaggio di fondo: con la chiusura del PNRR a fine 2026 e il Piano Transizione 5.0 ancora non attivo per le applicazioni più innovative in cloud, l’Italia ha bisogno di una politica industriale per il settore ICT di natura strutturale.Le cinque direttrici individuate sono: infrastrutture digitali e capacità computazionale (con la prospettiva delle AI Gigafactory europee ridimensionata e la necessità di integrare politica industriale, digitale ed energetica); competenze avanzate (il principale collo di bottiglia, aggravato dall’emigrazione dei talenti); scalabilità delle PMI ICT (il 44% dei progetti che hanno ottenuto lo STEP Seal europeo non ha ricevuto finanziamento); ricerca collaborativa applicata; cybersicurezza come priorità industriale. Un dato colpisce, a giugno 2026 si contano 99 progetti di ricerca con STEP Seal in ambito digitale e deep-tech, per un valore complessivo di 234,3 milioni di euro, con Lazio, Lombardia e Toscana in testa.Le raccomandazioni del Digital Decade Country Report 2026 per l’Italia confermano queste priorità, colmare il divario nella copertura FTTP nelle aree rurali, rafforzare le competenze ICT con particolare attenzione alla partecipazione femminile, accelerare la governance dell’IA sostenendo l’adozione da parte delle PMI, rafforzare l’ecosistema quantistico e consolidare la posizione nella catena del valore dei semiconduttori.











