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Nel 1966 Brian Wilson, il cantante e fondatore dei Beach Boys morto mercoledì a 82 anni, cominciò a lavorare a un disco sperimentale e molto ambizioso: nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere una specie di continuazione di Pet Sounds, l’undicesimo album del gruppo, uscito nel maggio di quell’anno e accolto molto favorevolmente dalla critica per la sua complessità armonica, l’uso innovativo delle tecniche di registrazione e singoli di successo come “Wouldn’t It Be Nice” e “God Only Knows” .

Quel disco, che avrebbe dovuto intitolarsi Smile, alla fine uscì quasi quarant’anni dopo, lasciando fantasticare fan e critici musicali sul potenziale inespresso di un possibile capolavoro incompiuto e passaggio fondamentale per l’evoluzione di Wilson e dei Beach Boys della seconda metà degli anni Sessanta, un periodo in cui erano riusciti a rivaleggiare con i Beatles per creatività, influenza e presenza nell’immaginario collettivo.

Smile sarebbe dovuto uscire nel 1967. Alla fine però al suo posto ne fu pubblicato un altro: Smiley Smile, un album che negli anni successivi sarebbe stato spesso descritto come un disco incompleto. I Beach Boys furono infatti costretti a farlo uscire per rispettare gli obblighi contrattuali con la Capitol Records, la loro casa discografica del tempo. Molte delle canzoni però vennero registrate in fretta e in versioni molto lontane dalle intenzioni originarie di Wilson, che riuscì a pubblicare Smile nella sua versione definitiva soltanto nel 2004.