Chi non ha mai ballato su Surfin’ Usa? Chi non ha mai canticchiato Wouldn’t It Be Nice? Chi non riconoscerebbe Good Vibrations? O in quanti film avete ascoltato God only knows? E chi non ha mai provato (con alterne fortune) i falsetti di I get around o Barbara Ann? Quegli arrangiamenti originali, virtuosi, quasi rivoluzionari portano la firma di Brian Wilson, morto pochi giorni prima di compiere 83 anni, fondatore dei Beach Boys, band (mai sciolta) che soprattutto negli anni Sessanta è stata tra le più influenti negli Stati Uniti. Wilson era considerato uno dei più grandi artisti della storia della musica, capace di influenzare il genere pop e rock della seconda parte del Novecento. Da tempo la famiglia aveva reso pubblico che Wilson soffriva di un “grave disturbo neurocognitivo” e stava assumendo farmaci per la demenza. “Siamo addolorati nell’annunciare la scomparsa del nostro amato padre Brian Wilson”, si legge nella dichiarazione. “In questo momento siamo senza parole. Vi preghiamo di rispettare la nostra privacy, poiché la nostra famiglia è in lutto. Sappiamo di condividere il nostro dolore con il mondo. Con amore e misericordia”.
Wilson era nato il 20 giugno 1942 a Inglewood, una città nel sud-ovest della contea di Los Angeles, in California, ed aveva mostrato fin da piccolissimo un grande interesse per la musica (da bambino suonava il pianoforte e insegnava ai fratelli a cantare in armonia) che lo portò negli anni del college a formare con i suoi fratelli Carl e Dennis e insieme a Mike Love e Al Jardine una band che inizialmente si chiamava Pendletones e che per volontà della loro prima etichetta discografica, la piccola Candix Records, venne ribattezzata appunto Beach Boys.











