«Un genio musicale e rivoluzionario. Ha avuto la più grande influenza sulla mia scrittura».
Per capire il peso effettivo di Brian Wilson sulla musica mondiale basterebbe riflettere su queste commosse parole di ricordo di Elton John che inquadrano al meglio il compositore californiano morto a 82 anni dopo lunga malattia (e sulla stessa linea, per capirci, si è espresso anche Bruce Springsteen).
La sua straordinaria creazione, i Beach Boys, ha dominato il mondo del pop ben oltre gli anni Sessanta, visto che l’impatto di quelle composizione dura fino ai giorni nostri. “Pet Sounds”, il disco che li ha fatti conoscere in tutto il mondo, è infatti un capolavoro tra canto armonico e strepitosi arrangiamenti, tra toni pacati e luminose melodie, ispirato dall’orchestra di Nelson Riddle e con l’orecchio sempre attento alle nuove evoluzioni sonore dell’epoca. «Cercammo di portare al mondo il messaggio sonoro di Phil Spector - disse infatti Wilson - considerando le voci dei miei Beach Boys come suoi messaggeri».
Esattamente sessant’anni fa (le prime registrazioni sono del luglio del 1965, mentre il disco uscirà l’anno dopo), il gruppo lancia così uno dei primi dischi, come è stato più volte sottolineato, che condividono una trama comune, visto che in precedenza l’album di una band era sostanzialmente composto da una raccolta di 45 giri. Da qui in avanti Wilson cercherà anche di affrancarsi dall’immagine di una band sempre collegata al mondo del surf californiano, visto che le armonie vocali che ci mescolano al tipo sound chitarristico, sviluppato a Memphis e dintorni, diventano uno studio indispensabile per chiunque voglia cercare di comporre una canzone (basti pensare all’influenza che avranno brani dome “Wouldn’t it be nice”, “Good vibration”, “Don’t worry baby”, il classico “Surfin’ Usa” oppure “God only knows”). «Pet Sounds - spiega il critico Aldo Pedron - è il primo tentativo nella storia della musica pop di creare un disco ”adulto” fuori dai canoni delle solite “canzonette”». Certo, ma in tutta questa luce c’è pero’ un’esistenza difficile, tra una famiglia problematica e le esperienze con la droga, fino agli ultimi anni di malattia.










