Aiutare le persone affetta da Sla a tornare a parlare in modo fluido e naturale: è il traguardo raggiunto dalla nuova interfaccia uomo-macchina BrainGate2 realizzata dal gruppo di ricerca dell'Università della California a Davis, guidato da Sergey Stavisky e pubblicato su Nature. Così l’Intelligenza artificiale può mettersi a servizio dei pazienti. In pratica, si tratta microelettrodi impiantati nel cervello che hanno permesso a un uomo di tornare a parlare in modo fluido, traducendo i suoi segnali cerebrali in tempo quasi reale.
Il dispositivo è stato sviluppato e testato al momento su un unico paziente, un uomo di 45 anni, Casey Harrell, affetto da sclerosi laterale amiotrofica, a cui sono stati impiantati 4 elettrodi nel cervello. Il paziente aveva un linguaggio era molto difficile da capire e richiedeva il sostegno di altre persone per interpretarlo.
Al paziente è stato poi chiesto di provare a pronunciare delle frasi che apparivano su uno schermo e i segnali elettrici prodotti dal suo cervello sono stati usati per addestrare una IA che ha identificato correlazioni tra le parole scritte e i segnali dei neuroni. Dati che sono stati trasformati poi in parole.
Harrell ha utilizzato il sistema sia in contesti di conversazione sollecitati che spontanei. In entrambi i casi, la decodifica vocale è avvenuta in tempo reale, con continui aggiornamenti del sistema per mantenerlo accurato. Le parole decodificate sono state mostrate su uno schermo. Incredibilmente, poi sono state lette con una voce che sembrava proprio quella di Harrell prima che avesse la Sla.










