MILANO – La razza forse non si è estinta. Parliamo della razza imprenditoriale di stirpe meneghina, intraprendente, ottimista, vogliosa di fare. Con l'aria che c'è in giro temevo di non trovarne neppure più un esemplare in piena vitalità, ma solo pochi sopravvissuti, stremati a colpi di statuto dei lavoratori, crack del Crédit Suisse, pretori d'assalto, crisi della domanda e stretta bancaria. I primi test della mia incursione fra gli industriali milanesi erano risultati catastrofici. Uno dei rampolli, un tempo fra i più intraprendenti, di un'illustre dinastia industriale, alle fine uno sfogo desolato, aveva concluso: «Sa che ci dico: il management è completamente scoglionato». E su questa battuta l'intervista si era chiusa. Un altro, uno dei re del tessile che fino a ieri invadeva il mondo con la sua celebre biancheria, nel solito scambio di "come va?" "bene, e lei? ", era sbottato. «A me va malissimo. Lei mi comprerebbe un paio di lenzuoli? Nessuno sembra volerne più».
POI PER FORTUNA, abbiamo incontrato il Berlusconi Silvio, costruttore di città-satelliti e sistemi urbani in Italia e all'estero, tycoon di ceppo ambrosiano purissimo, persino nel cognome, pieno d'inventiva, di amore del rischio, di soldi («è il più ricco di Milano» ci aveva confessato con visibile invidia un ex miliardario en perte de vitesse). Inoltre non è uno di quegli industriali «tutto azienda e barca a Santa Margherita»: da imprenditore lungimirante non trascura i giornali, la tv, la politica. Come Ugo Foscolo con la contessa Pallavicini caduta da cavallo, dicono sia corso a baciar la mano a Montanelli ferito. Non era però solo un gesto di affettuosa solidarietà personale: con una partecipazione del 12% nella proprietà e con l'impegno profuso per trovargli altri sostegni, Berlusconi è oggi il punto di forza del Giornale Nuovo.














