ROMA. «È stato uno dei più convinti sostenitori di una maggiore unione tra i Paesi europei e già nel '94 auspicava una politica estera comune e una difesa comune». Così, a due anni dalla scomparsa di Silvio Berlusconi, Marina, la sua primogenita, ricorda il padre in un’intervista a Il Giornale. Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, rilegge le righe che il Cavaliere scrisse di suo pugno nel pomeriggio del 10 giugno 2023. «Ero lì con lui, in quella camera del San Raffaele di Milano. E non potrò mai, mai dimenticare. Nemmeno lo voglio».

Quelle parole, oggi, assumono per lei un significato ancora più profondo. «Sembrano un messaggio universale, che va ben oltre la politica. In un mondo che pare avere un disperato bisogno di unità e dialogo, quelle ultime righe parlano ancora a tutti».

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Marina si sofferma anche sull'eredità politica del padre. «Oggi, che non c'è più, vedo che molti tra i suoi più irriducibili avversari ne riconoscono le doti e la grande umanità. Ha fondato, interpretato e caratterizzato il bipolarismo: il sistema che ha governato l'Italia per trent'anni, più del Ventennio, poco meno della Prima Repubblica. Ha dato speranza negli anni gloriosi e ha avuto il coraggio di soccorrere – e di sacrificarsi – per il Paese nei momenti difficili. Nessuno gli ha mostrato riconoscenza in vita. Ma ora si comincia a capire quanto profonda sia stata la sua orma nella storia della politica italiana».