Caro direttore, Il dopo Berlusconi non è mai iniziato. A due anni dalla morte, la realtà è questa. Il quattro volte presidente del Consiglio ha lasciato un vuoto che nessuno ha mai colmato. Né in politica, né nei media, né nell’immaginario collettivo. Il suo mondo era fatto di visione personale e sintesi politica ed ha lasciato il segno, piaccia o no. L’eredità berlusconiana si respira ancora ed è tuttora il motore che manda avanti il partito. È un’eredità distribuita, fatta di intuizioni che oggi sembrano normali, ma che allora erano rotture: l’idea di un centro politico che non fosse solo luogo geometrico ma forza propulsiva; «l’intuizione di parlare alla gente con un linguaggio che scavalcava le élite e rompeva gli schemi del politichese» come ricorda sempre Gianni Letta. Berlusconi ha reso "popolare" la politica in senso tecnico, prima che diventasse populista. Ha unito Bossi e Fini dando forma a un’alleanza dove convivevano mondi diversi e diffidenti. Ha reso presentabile ciò che prima era marginale, portando dentro il sistema pezzi della destra esclusa.