“Non ho mai festeggiato molto i compleanni, in casa mia. Poi qualcuno ha scoperto che ero nato lo stesso giorno di Silvio Berlusconi, ed è cambiato tutto. Hanno iniziato a ricordarsi anche di me, arrivavano caterve di auguri…”: così Pier Luigi Bersani in una splendida intervista rilasciata a Vanity Fair. 74 anni e un libro dal titolo Chiedi chi erano i Beatles, proprio come la canzone degli Stadio: “Nel pezzo una ragazza dice ‘Io non so niente, so solo di Hiroshima. Dimmi chi erano i Beatles ma dimmelo non solo a parole, dimmelo con tutte le cose‘. C’è un’urgenza che la mia generazione deve comprendere, un’urgenza morale di dare l’esempio, dimostrare che la politica può essere una cosa coerente, una cosa pulita, una cosa buona”.
Il rapporto che ha con i giovani, Bersani lo descrive così: “Intanto non gli faccio ‘lo spiegone’, primissima cosa. Secondo, esprimo grande fiducia verso questa generazione che, secondo me, è splendida. E poi mi permetto di dare un’indicazione: ribellarsi è giusto. Se c’è qualcosa che non ti va nel profondo, in compagnia o anche da solo, ricordati che ribellarsi è un dovere”. E c’è tanta musica nell’intervista, dal concerto dei Beatles nel 1973 a Milano che si è perso a quello “sto disperatamente cercando – anche io – di trovare un biglietto per i Radiohead” che ci mette nella sua stessa identica posizione, alla passione per Keith Richards, di cui dice una cosa particolare: “Di lui ho apprezzato l’anticipo negli assoli, che secondo me è una caratteristica che deve avere anche un politico”.






