Caro direttore, due anni fa il nostro presidente Silvio Berlusconi concludeva il proprio cammino terreno. Restano il vuoto e la mancanza di un leader che ha saputo cingere in un abbraccio un intero popolo, grazie alla sua enorme dimensione umana.

Qualità che gli consentiva anche di trasmettere un segno, un ricordo indelebile in ogni persona che aveva modo di collaborare con lui o semplicemente lo incontrava. È stato un grande sentimento collettivo che percepiamo ancora oggi, perché ognuno, a proprio modo, ha un “suo” Berlusconi che porta nel cuore, nei ricordi e nell’esempio.

Dopo due anni, inoltre, è doveroso compiere una riflessione sul suo lascito politico. Durante quei giorni drammatici in cui ci siamo separati da lui, presso molti osservatori più o meno interessati la domanda ricorrente era cosa ne sarebbe stato della sua eredità politica e di Forza Italia. Proprio al suo movimento, al nostro movimento, Berlusconi aveva dedicato alcune pagine di appunti scritti qualche giorno prima di morire e poi affidati a sua figlia Marina. Riflessioni che hanno tracciato, per noi, una strada importantissima fissando un principio: l’eredità politica di Silvio Berlusconi è connaturata esclusivamente a Forza Italia, e non può essere altrimenti. Tutto questo per una ragione semplice, ma non scontata: il berlusconismo è una categoria politica autonomamente definita. Individuabile nel primato della libertà come orizzonte politico. Fondandosi su questo concetto, infatti, Forza Italia ha raccolto attorno a sé tutte le culture contrapposte a qualsiasi forma di sopruso, soffocamento dell’espressione e della libera iniziativa individuale: cattolico liberale, riformista, laica. Culture politiche eterogenee che certamente trovarono un doppio collante: nella figura del leader e fondatore, ma anche attorno all’idea di uno Stato libero, di una magistratura da ricondurre nei confini della sua funzione costituzionale, di un sistema fiscale equilibrato, di una burocrazia sopportabile.