Nessun segno di violenza, smentita dall'autopsia la pista dell'overdose: per la madre torna a farsi concreta l'ipotesi di una morte arrivata per cause naturali, in un contesto di forte degrado.
Il giallo di villa Pamphili, una donna e sua figlia ancora senza nome trovate morte, presenta ancora molti nodi da sciogliere. Una corsa contro il tempo per gli inquirenti che in primo luogo devono accertare l'identità delle due vittime trovate sabato pomeriggio nell'area verde più grande della Capitale.
Il procedimento avviato in procura resta rubricato per duplice omicidio volontario: i segni di strangolamento ed ematomi individuati sul corpo della bimba non lasciano dubbi sulla sua tragica fine. Un tassello di chiarezza in un puzzle i cui contorni restano tutti da definire.
La morte della madre risale ad almeno cinque giorni prima, se non addirittura sette. Il suo corpo, nudo e coperto da una busta di plastica, è stato portato e lasciato in quel punto da qualcuno, forse la stessa persona che ha poi deciso di uccidere la bimba. Per accertare le cause del decesso della trentenne, che sul corpo aveva numerosi tatuaggi, saranno necessari ulteriori esami istologici, anche se resta lontana l'ipotesi di una morte arrivata per avvelenamento. Anche la possibilità di un soffocamento anomalo, ad esempio con un cuscino, è stata scartata dalle risultanze autoptiche.











