“Non chiamatele più degustazioni alla cieca!”, è il grido accorato di Luca Boccoli. Esce dal cuore ed è mosso dalla passione di sommelier, selezionatore di vini e imprenditore. “Come diceva Nanni Moretti ‘le parole sono importanti’ e alla degustazioni con bottiglie coperte bisognerebbe proprio cambiare nome. Alla cieca non mi piace perché ci sono diventato, è una degustazione al buio”. Non mera questione semantica, Boccoli vive nel buio, non vede da quando un’incidente in moto lo ha privato del senso a cui affidiamo più del 90% delle informazioni che recepiamo, la vista. Non ha mai smesso di fare il suo lavoro, ha cambiato il modo di farlo (ma nemmeno tanto!). “Metto insieme quello che ho visto nei primi venticinque anni di lavoro e quello che ho ‘visto’ in questi sei anni dopo l’incidente”.
Degustare, selezionare, scegliere, ordinare, consigliare un vino. Ma le etichette non si leggono senza vista. Per essere davvero inclusivo il vino avrebbe bisogno di etichette che lo siano, accessibili a tutti in modo da fornire le indicazione che un vedente riesce a leggere. Il Braille? “Qualcuno lo fa, ma sono pochi produttori – ammette Boccoli, e la situazione potrebbe/dovrebbe cambiare a favore dell’inclusività anche nel piacere del vino, nella conoscenza e degustazione – So leggere e scrivere, non mi sono cimentato in questa che per me sarebbe una nuova lingua. Le tecnologie aiutano, il sintetizzatore vocale è una bella soluzione per tanti problemi. Ci sono anche app che, fotografando, danno le informazioni”.






