Tra i grandi sconfitti della tornata referendaria, poche storie, c'è Maurizio Landini, segretario della Cgil e principale animatore del voto fallito miseramente: alle urne appena il 30% degli italiani, nonostante settimane di campagna barricadera, urlata, violenta, la sua come quella di Elly Schlein. Una figuraccia, quella di mister Cgil, sconfitto e ora anche isolato nel sindacato rosso.
A risultati consolidati, Landini ha parlato in conferenza stampa al Centro congresso Frentani, sede del comitato promotore dei referendum: "Sapevamo che non sarebbe stata una passeggiata, in un Paese come l'Italia dove c'è una crisi democratica evidente", ha premesso. Già, colpa di una presunta "crisi democratica". In ogni caso ha poi aggiunto: "Questa è stata un'esperienza importante".
Dunque, un barlume di lucidità: "Il nostro l'obiettivo era raggiungere il quorum, è chiaro che non lo abbiamo raggiunto. Oggi non è una giornata di vittoria. Contemporaneamente gli ultimi dati ci dicono che sono oltre 14 milioni le persone che hanno votato nel nostro paese cui si aggiungeranno gli italiani all'estero: un numero importante, un numero di partenza. I problemi che abbiamo posto con i referendum rimangono sul tavolo", cerca in un qualche modo di darsi fiducia da solo.















