Alla vigilia del decollo della strombazzata e nebulosa riforma dell’accesso alla Facoltà di Medicina, non si sfugge all’impressione che si tratti di un «pastrocchio» e non certo di un «passo storico», per usare l’inflazionata espressione, tanto cara agli esponenti di questo governo che vi ricorrono con straordinaria frequenza per conferire «solennità» e contenuti a provvedimenti a cui, in funzione propagandistica, viene affidato il compito di segnare una svolta rispetto al passato

Non per niente il sindacato dei medici dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale, Anaao-Assomed, ha reagito con particolare durezza, complimentandosi ironicamente con il ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini «che è riuscita ad anticipare il precariato già dal primo anno di Medicina con il peggioramento della qualità formativa, il ritorno del baronato nella valutazione, confondendo il diritto allo studio con il diritto all’iscrizione».

Tutto questo senza, peraltro, eliminare il numero chiuso che era il principale e dichiarato obiettivo. A dispetto dell’enfasi propagandistica, resta in piedi. Nessuna rivoluzione: il «momento selettivo» è solo posticipato di qualche mese e sarà articolato su ben tre esami/quiz (parte a risposta multipla e parte a risposta con modalità a completamento) con voto finale espresso in trentesimi e la possibilità per gli aspiranti medici di ripetere le prove dopo 15 giorni, se non positive. Gli esami saranno basati sulle materie di insegnamento del trimestre filtro : chimica - fisica - biologia. Solo chi avrà superato (ottenendo almeno 18/30) tutti e tre gli esami (quiz) verrà inserito/a nella graduatoria di merito nazionale formata sulla base voti ottenuti nei tre esami scritti obbligatori.