Del minestròn a la milanesa, cottura lentissima, di ore, per arrivare alla consistenza di un budino, scrive Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto della Cucina Futurista del 1930: nel menù (immaginario) del pranzo architettonico Sant’Elia, inserisce «cinque piramidi, alte cm 40, di minestrone freddo». Ugualmente, di quell’amata minestra cittadina non è rimasta traccia.