Le dinamiche di un capitalismo digitale sono in linea con le regole dello stato di diritto? Parte da questo interrogativo la riflessione di Ferruccio de Bortoli su L’Economia in edicola domani con il Corriere della Sera. L’eccessiva insofferenza verso tutti i processi che garantiscono la sopravvivenza dello Stato di diritto, addirittura verso il mercato finanziario, indica l’affermarsi di una visione corporativa preoccupante e la perdita di visione sociale da parte di chi detiene potere e ricchezza. Le imprese abbandonano la Borsa perché quotarsi richiede un faticoso esercizio di trasparenza. L’impegno per la sostenibilità è finito nel dimenticatoio anche dopo i dietrofront dei grandi fondi globali, sostituito dal mantra della neutralità tecnologica. Servirebbe un profondo esame di coscienza delle leadership economiche e politiche.«L’insofferenza nei confronti di ogni controllo di legalità — scrive de Bortoli — è diventata espressione di coraggio politico e imprenditoriale. Un’affermazione identitaria di carattere. La prova di uno spirito pionieristico. Dunque, non solo scusabile ma persino da ammirare. Nessuno sembra temerne un contraccolpo reputazionale perché forse la reputazione non è più un valore».
Da Renzo Rosso a Intercos, dove osano la moda e il beauty fatti in Italia L’Economia in edicola lunedì
L’analisi di Ferruccio de Bortoli sul divorzio tra regole e capitalismo, i conti in tasca ai risparmi per chi sceglie il mutuo variabile








