Il pacchetto Transizione 5.0 stenta a decollare per colpa della burocrazia ministeriale o della ritrosia imprenditoriale? Parte da questo interrogativo l’analisi di Ferruccio de Bortoli su L’Economia in edicola lunedì con il Corriere della Sera.

La strada dell’ultimo pacchetto che offre alle industrie una serie di agevolazioni per portare impianti e sistemi nell’era digitale non è stata facile. L’utilizzo di risorse europee, più di 6 miliardi, richiede una serie di procedure ulteriori che hanno forse frenato gli impieghi arrivati a poco più di 2 miliardi. «Un ostacolo tra i più ardui da superare — scrive de Bortoli — è stata l’opposizione dei consulenti e del mondo professionale, ai quali a un certo momento è stato chiesto di assicurarsi contro le conseguenze di eventuali errori. Perché tutti questi sospetti? Per l’esperienza di questi anni dell’Agenzia delle Entrate nel verificare le pratiche di finanziamento agevolato alla ricerca e allo sviluppo. Molti sono stati i casi di crediti d’imposta chiesti senza averne il diritto». Ma il governo non può rinunciare a questa possibilità. La strategia per tenere questi soldi in partita va studiata adesso e messa a terra con la prossima legge di Bilancio.