Forse il fatto che la Bce non stia tagliando i tassi d’interesse un effetto positivo l’ha avuto: alcuni imprenditori si sono decisi a investire, senza rimandare a tempi migliori. È soltanto un’ipotesi, ma insieme con altri fattori — la coda delle ristrutturazioni immobiliari non residenziali, l’avvio seppure lento di Industria 5.0, le commesse per le grandi opere dovute al Pnrr, l’anticipo delle forniture in previsione dei dazi — può essere un segnale di (lieve) ripresa industriale, in linea con gli ultimi dati Istat. Ma è davvero così? Al tema dedica un approfondimento L’Economia del Corriere della Sera, in edicola domani con il quotidiano. Scrive Dario Di Vico: «I numeri-chiave dicono che mese su mese la produzione industriale ha segnato +0,4%, trimestre su trimestre +0,2% e anno su anno +0,9%. E se depuriamo il dato di luglio della componente energia (calata), la produzione manifatturiera è addirittura cresciuta in un mese dell’1,4%». Sono dati che arrivano dopo «una serie di 26 mesi negativi». È anche vero, però, che i consumi stagnano, le filiere soffrono, i prezzi dei beni al consumo salgono, le richieste di cassa integrazione continuano. «Niente quindi che possa autorizzare voli pindarici, specie se sommato all’incognita dazi», scrive Di Vico. Morale: un timido segnale c’è, ma non fa primavera. Perché si rifletta sul prodotto interno lordo, servirebbero «quelle politiche della crescita che non ci stanchiamo di aspettare».