In un contesto planetario sempre più dominato da conflitti geopolitici, la sostenibilità sociale e ambientale sembrano da qualche tempo uscite dalla zona di interesse e destinate all’oblio.
Negli Stati Uniti (e non solo) si sviluppano in modo crescente movimenti anti woke e la stessa BlackRock - per anni paladina delle strategie di sostenibilità (ad esempio, mediante le lettere annualmente inviate da Larry Fink ai Ceo delle principali imprese del globo) - nel gennaio 2025 ha dichiarato di abbandonare (insieme ad altre imprese finanziarie) la Net Zero Asset Managers initiative (una sorta di club internazionale che riunisce i principali attori dell’asset management impegnati nel contenimento del riscaldamento globale). Se l’Unione europea è stata a lungo caratterizzata dal c.d. Green Deal e da una legislazione significativamente ancorata alla sostenibilità climatica e sociale, il pacchetto omnibus presentato dalla Commissione europea il 26 febbraio 2025 e la direttiva n. 2025/794 c.d. “stop-the-clock” hanno dato un chiaro segnale che qualcosa sta cambiando. E in questo contesto è da chiedersi se i capisaldi legislativi della sostenibilità Ue (ad es. la Direttiva 2024/1760 relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità; la Direttiva 2022/2464 sulla comunicazione societaria di sostenibilità, già attuata in Italia con il d. lgs. n. 125 del 2024) siano ancora bagliori di futuro o solo onde del passato destinate ad infrangersi contro nuove priorità valoriali.






