Bisogna sfogliare gli annali delle precedenti legislature, per ritrovare un precedente (ma c’è stato: presiedeva Renato Schifani) di quello che è accaduto, ieri, in Senato a inizio seduta. Proprio appena Ignazio La Russa si apprestava ad aprire i lavori per trasformare in legge definitivamente il decreto Sicurezza, i parlamentari di Pd, M5S e Avs sono andati al centro dell’emiciclo, mettendosi a sedere a gambe incrociate, le spalle ai banchi del governo e alla presidenza, gridando «vergogna, vergogna» e alzando cartelli con su scritto «denunciateci tutti». Una protesta per evocare una delle norme prese più di mira dalle opposizioni, ossia il reato di rivolta in carcere, esteso alla resistenza passiva.
Dal punto vista politico, da segnalare è, di nuovo, l’unità di Pd, M5S e Avs, mentre l’ex terzo polo, Italia Viva e Azione, non ha partecipato alla protestai. Lì per lì La Russa ha provato a proseguire, chiedendo solo di permettere a chi doveva fare gli interventi, di farli. «È già accaduto con la presidenza Schifani che fece proseguire la seduta. State comodi, c’è ancora posto ai bordi», ha detto tra gli applausi del centrodestra, «vi chiedo solo di non disturbare chi parla». Quindi ha dato la parola a Carlo Calenda, il quale, però, si è rifiutato di proseguire: «Non voglio interrompere una protesta pacifica». A quel punto La Russa ha sospeso i lavori e convocato la capigruppo.










