È il 4 giugno scorso. I senatori di Pd, Movimento 5 Stelle e Avs si siedono davanti a banchi del governo e gridano «vergogna, vergogna» contro «la svolta autoritaria» di Meloni e soci. Il “decreto sicurezza”, nonostante la sceneggiata da collettivo studentesco, diventerà legge.
La sinistra vedeva come fumo negli occhi gli aumenti di pena per chi occupa case abusivamente o l’eventualità del carcere per le borseggiatrici che usano la gravidanza per rubare comodamente a bordo dei mezzi pubblici o l’introduzione del reato di blocco stradale per tutti quei fenomeni che amano sdraiarsi in mezzo alla strada per denunciare i cambiamenti climatici. Una settimana prima, alcuni esponenti delle opposizioni si erano pure accodati a centri sociali e pro-Pal (i professionisti del disordine sempre coccolati) in marcia verso la Camera, dove stava cominciando l’esame della legge: era finita, tanto per cambiare, con l’assalto alla polizia.
E veniamo a oggi, con gli stessi che cinque mesi fa si stracciavano le vesti che invocano - udite, udite - più sicurezza. «La sicurezza non è un bisogno di destra o di sinistra, ma di tutti. Come risolvere questa emergenza?», si è chiesto Giuseppe Conte.
PIANTEDOSI SMASCHERA IL PD: "PER I MIGRANTI VI VA BENE"






