Il direttore di Fanpage Francesco Cancellato e il cappellano di Mediterranea don Mattia Ferrari sono stati oggetto di intercettazione, ma non da parte dei servizi segreti italiani.
Diversamente, invece, per il capomissione dell'ong Luca Casarini, l'armatore Giuseppe Caccia e il portavoce di Refugees in Libya, David Yambio, i cui dispositivi sono stati messi sotto controllo "non in qualità di attivisti per i diritti umani" ma nell'ambito di altre operazioni condotte dai servizi. A metterlo nero su bianco è il Copasir che, a sei mesi dall'esplosione in Italia del caso Paragon, ha approvato all'unanimità la relazione finale sullo spyware che - stando a quanto riferito dal Comitato - ha infettato 61 utenze in tutta Europa e sette in Italia.
Una relazione di 24 pagine in cui l'organismo parlamentare presieduto dall'ex ministro Lorenzo Guerini fa chiarezza su quanto avvenuto nei mesi scorsi quando alcuni attivisti di Mediterranea (Casarini, Caccia e don Mattia), due giornalisti di Fanpage (il direttore Cancellato e Ciro Pellegrino) e l'attivista sudanese David Yambio denunciarono pubblicamente di essere stati avvisati da Meta e da Apple della violazione dei propri dispositivi. Si fece subito il nome di Graphite, lo spyware dell'azienda israeliana Paragon Solutions capace di infettare i telefonini attraverso un semplice messaggio WhatsApp, senza neanche la necessità di cliccare alcun link.














