È scontro sul caso Paragon. Non solo fra governo e opposizione per i giornalisti e gli appartenenti a ong intercettati con lo spyware Graphite, ma con gli stessi vertici dell’azienda israeliana che produce il sistema di captazione dati. Ieri i responsabili di Paragon Solutions hanno rivelato al quotidiano israeliano Haaretz di aver «offerto al governo e al Parlamento italiani un modo per stabilire se il loro sistema fosse stato utilizzato contro il giornalista Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, ma le autorità hanno scelto di non procedere con questa soluzione». E di conseguenza «Paragon ha rescisso i suoi contratti in Italia». Una smentita a quanto scritto il 5 giugno dal Copasir nella relazione sull’utilizzo di Graphite da parte dell’intelligence italiana, nella quale era stato chiarito che Cancellato non è stato «oggetto di attenzione da parte dei servizi segreti italiani» — al contrario di Luca Casarini e Giuseppe Caccia, e del portavoce di Refugees in Libya, David Yambio — e che dopo un’iniziale sospensione «si è addivenuti alla decisione di rescindere comunque il contratto con Paragon». Versione confermata ieri con la decisione presa all’unanimità dal Copasir di «desecretare, in via straordinaria, il resoconto stenografico dell’audizione del 9 aprile scorso dei rappresentanti di Paragon, anche a tutela della serietà del lavoro svolto».
Caso Paragon, scontro fra l'azienda e il Copasir sull'annullamento del contratto con l'Italia
I vertici della società israeliana di cybersicurezza hanno rivelato che governo e Parlamento avrebbero rifiutato l'aiuto per scoprire chi aveva spiato il direttore di Fanpage. Le repliche del Comitato e dell'Intelligence










