Lo scandalo Paragon si arricchisce di nuovi dettagli. L'ombra dello spionaggio si allunga ora anche sulle email di don Mattia Ferrari, cappellano di bordo dell'ong Mediterranea saving humans. Dopo il già noto tentativo di intrusione nel suo telefono emergono ora indizi che anche la sua corrispondenza elettronica sia stata intercettata, come racconta il quotidiano Domani. A rendere il caso ancora più delicato è il fatto che don Ferrari fosse in contatto diretto e frequente con papa Francesco, il pontefice scomparso lo scorso 21 aprile. Se confermata, l’intrusione potrebber aver esposto anche comunicazioni riservate con Bergoglio.

Secondo quanto emerso dai controlli effettuati dai consulenti della ong Mediterranea, le email del sacerdote sarebbero state sistematicamente reindirizzate verso un server esterno, la cui proprietà e localizzazione restano al momento ignote. Questa scoperta solleva interrogativi sulla sicurezza informatica vaticana: come abbiamo raccontato su Wired, in Vaticano manca un'autorità focalizzata sulla cybsersicurezza. A provare a supplire è un gruppo di 90 cybervolontari che quotidianamente monitorano le infrastrutture informatiche della Santa Sede. Senza, peraltro, contatti ufficiali con le gerarchie ecclesiastiche.