Abrogare il contratto di lavoro a tutele crescenti, introdotto con il Jobs Act nel 2015 (ancorché ampiamente modificato in seguito agli interventi della Corte costituzionale). Reintrodurre sempre la causale per l’uso dei contratti a termine. Eliminare il limite massimo dell’indennizzo per il licenziamento illegittimo nelle imprese fino a 15 dipendenti. Estendere la solidarietà fra committente e appaltatore anche al caso di infortuni che siano conseguenza dei rischi specifici, propri dell’attività dell’impresa appaltatrice.
Sono questi gli obiettivi dei quattro referendum sul lavoro che si svolgeranno l’8 e il 9 giugno, ai quali si affianca il referendum che ha lo scopo di portare da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale in Italia degli stranieri, per poter richiedere la cittadinanza italiana. Si tratta di referendum abrogativi, quindi chi risponde «sì» intende cancellare le norme indicate nella scheda, mentre chi risponde «no», intende mantenerle nel nostro ordinamento. Se il referendum non raggiungerà il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto, la consultazione non produrrà alcun effetto.
Contratto a tutele crescenti
Il contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti è stato introdotto con il Dlgs 23/2015 dal Governo Renzi, in attuazione della legge delega 183/2014, e si applica alle assunzioni avvenute dal 7 marzo 2015. La ratio della nuova norma era quella di limitare l’applicazione della reintegra del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo, sostituendola in una serie di casi con un indennizzo economico, parametrato agli anni di servizio (per questo si chiama contratto a tutele crescenti), e di misura determinabile, anziché affidata alla discrezionalità del giudice. Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, in caso di licenziamento dichiarato illegittimo, si applicano invece le tutele previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970), con un uso più esteso della reintegra, anche se sostituita da un indennizzo in diversi casi, dopo la riforma del 2012.














